
Se questo è un uomo è il libro di Primo Levi che da voce, forte di testimonianza vissuta in prima persona, all’orrore dei lager nazisti. Se questo è un uomo è anche il titolo della famosa poesia introduttiva al libro, e non è un caso che sia il libro d’esordio; Primo Levi era un ingegnere ebreo, arrestato mentre militava nelle file della Resistenza partigiana, catturato e quindi deportato ad Auschwitz dove la sua vita cambiò per sempre.
Scrivere per lui è stato, dunque, bisogno inconscio e manifesto, necessità di estrinsecare ogni esperienza di quella barbarie, un pungolo nella carne che ha trasformato in monito per le generazioni future. Un eterno chiedersi “com’è stato possibile?“; un eterno interrogarsi sulle possibilità di complicità dell’intera umanità ; sulle possibilità di non morire senza aver superato la tragedia.

Lo stile di Se questo è un uomo è quindi lucido, composto da una sintassi semplice e versatile, da interrogative, talvolta anche retoriche incalzanti che spiazzano il lettore e lo inducono a fermarsi per riflettere.
L’esperienza della vita nei lager produce un cumulo di domande, una dietro l’altra, una derivante dall’altra fino ad arrivare a sviscerare ad uno ad uno i quesiti intorno all’esperienza umana e all’esperienza del dolore, finchà© una sola domanda riesce a compendiarle tutte: quali sono i limiti dell’umana dignità ?
Se questo è un uomo: la forza della letteratura

Se questo è un uomo mostra due episodi paradigmatici della vita nei lager che inducono l’autore-protagonista e il lettore a considerare i valori storicamente universali della letteratura come antidoto contro l’irrazionalità del genocidio. Uno è quello del dialogo con Steinlauf, collega di prigionia ed ex militare prussiano; l’altro è quello famosissimo del canto di Ulisse.
Poichà© gli era stato detto che era inutile lavarsi dovendo andare mezz’ora dopo nella miniera di carbone dove si sarebbero inevitabilmente sporcati molto, Steinlauf ribadà¬, invece, che era necessario lavarsi per mantenere la dignità di uomini e Primo Levi lo ricorda cosà¬:
Ho scordato ormai le sue parole dritte e chiare […] ma questo ne era il senso, non dimenticato allora nà© poi: che appunto perchà© il Lager è una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere, è importante sforzarci di salvare, almeno lo scheletro, l’impalcatura, la forma della civiltà . Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti ad ogni offesa, votati a morte certa, ma che una volontà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perchà© è l’ultima: la facoltà di negare il nostro consenso. Dobbiamo quindi certamente, lavarci la faccia senza sapone, nell’acqua sporca, e asciugarci nella giacca. Dobbiamo dare il nero alle scarpe, non perchà© cosଠprescrive il regolamento, ma per dignità e per proprietà . Dobbiamo camminare dritti, senza strascicare gli zoccoli, non già in omaggio alla disciplina prussiana, ma per restare vivi, per non cominciare a morire.
Per non cominciare a morire: il canto di Ulisse

Per non cominciare a morire: il termine morire, dunque, non designa un processo biologico ma l’esautorarsi della facoltà di decidere il proprio destino, la perdita della volontà , lo svilimento dell’entusiasmo. Ed è cosଠche succede nell’episodio del Canto di Ulisse dove la letteratura svolge questa funzione di ridare significato e valore all’umano. In opposizione al deterioramento della vita, che è ciò che quotidianamente succede nei lager, il protagonista, insieme ad uno studente alsaziano Jean (Pikolo), mentre svolgono il loro compito di ripulire una grande cisterna riescono a forza di ricordi a ricomporre il XXVI canto dell’Inferno, (brano letterario che per qualche critico rende Dante un grande “preumanista”) in cui l’eroe di Itaca, sospinto dalla forza della curiosità , riesce a vedere la Montagna del Purgatorio. Nel mentre si giunge alla terzina pi๠famosa, Primo Levi capisce che il loro vero sforzo non è ricostruire un testo letterario ma ricordarsi di essere uomini. Questo è il significato ultimo di Se questo è un uomo:
Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca:
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza.
Come se anch’io sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono […] ha ricevuto il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio e noi in specie; e che riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle.
Luca Di Lello