Felicità: la sua definizione nella filosofia occidentale

Un tempo associata alla cura dell’anima, la felicità  oggi si confonde sempre pi๠frequentemente con il piacere, ma resta di fatto il centro propulsore della nostra esistenza,  nonchà© il fine verso il quale sono convogliate le nostre speranze.

Ci si accorge della felicità  solo quando è passata e, se a ciò aggiungiamo la natura soggettiva con la quale si esprime questo stato d’animo, appare chiaro perchà© risulti difficile se non addirittura impossibile darle una definizione univoca. La felicità  può essere infatti identificata con un sentimento o un’idea, un oggetto o una persona, e può essere  vissuta in relazione ad un’esperienza personale o ad una situazione generale. Quel che è certo è che la difficoltà  di raggiungere questo stato di perfetta armonia non impedisce da sempre a poeti, scrittori e uomini comuni di desiderarla e provare a descriverla.

Ho riconosciuto la felicità  dal rumore che ha fatto andandosene.

Jacques  Prà©vert

Non ci si stupisca allora del fatto che la felicità  tanto decantata, maledetta e sospirata sia stata anche al centro della riflessione filosofica dalle origini dell’umanità  sino ad oggi, giacchà© tutti i grandi classici del pensiero si sono cimentati nell’impresa di prescrivere delle regole per attingere ad essa. Infinite e curiose sono, infatti, le modalità  in cui la felicità  è stata declinata nel corso dei secoli. A tal proposito è possibile soffermarsi almeno su alcuni tra coloro che sono riusciti a darne una visione illuminante e a tratti controversa, con l’auspicio che si possa trarre da costoro un insegnamento anche per il nostro presente e futuro.

I felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici per il possesso della cattiveria.

Socrate

felicità 
La gioia di vivere di Henri Matisse

Fin dall’antichità  i filosofi Greci hanno identificato la felicità  con il bene ultimo dell’esistenza e l’hanno argomentata a pi๠riprese, assumendo le posizioni pi๠disparate e supportandole spesso con una fermezza incrollabile. àˆ questo il caso di Socrate che, nel Gorgia di Platone, sostiene che la strada per la felicità  passi attraverso la cura dell’anima, che si realizza a sua volta perseguendo la conoscenza, in quanto essa soltanto spinge l’uomo all’azione corretta e alla vita virtuosa. Proprio a causa di tale mancanza i tiranni sarebbero per il filosofo infelici, poichà© la loro anima risente delle ingiustizie perpetrate. Tale posizione è supportata dall’idea che l’anima sia immortale, ma se escludessimo questa possibilità  risulterebbe decisamente pi๠difficile confutare la tesi che identifica felicità  e godimento dei beni materiali.

Di tutt’altro avviso è Epicuro, che lega la felicità Â non solo alla cura dell’anima ma anche ai bisogni del corpo. L’anima è in questo caso mortale e va dunque liberata dal timore della morte, tenendo presente che quando quest’ultima c’è noi non ci siamo. In secondo luogo è opportuno che l’anima pi๠che agire in un determinato modo si liberi dalla sofferenza. A sua volta anche il piacere non va stimolato, ma inteso come una risposta da dare alla richiesta dei sensi. Questo stato di equilibrio si raggiunge quando si è in grado di discernere i desideri utili alla felicità  da quelli inutili o persino dannosi per l’uomo.

La felicità  è un continuo progredire del desiderio da un oggetto a un altro, non essendo il conseguimento del primo che la via verso il seguente.

Thomas Hobbes

felicità 
Mangiatori di ricotta di Vincenzo Campi

Se per gli antichi Greci la felicità  chiamava in causa Dio, l’anima, la morte, la virt๠e la paura, per l’Occidente moderno sembra direttamente proporzionale alla quantità  di consumo. Questa è perlomeno la definizione che ne dà  l’economista francese Jean-Baptiste Say e che risulta ampiamente condivisa da svariati filosofi contemporanei, primo tra tutti Zygmunt Bauman. Secondo quest’ultimo la felicità  umana cresce insieme alla quantità  di denaro che passa di mano in mano. Infatti il desiderio di supplire alla mancanza di felicità  è ormai da pi๠di un secolo la chiave di volta dell’economia capitalista e ha comportato non solo una progressiva confusione tra il piacere, cioè l’appagamento momentaneo di un desiderio, e la felicità , ma il tradimento stesso di quest’ultima.

Da ciò ne consegue una situazione a dir poco drammatica, che si esplica non solo nell’incapacità  dell’uomo di riconoscere la felicità  ma persino nella rinuncia alla sua ricerca. L’uomo versa in questa condizione perchà© non è pi๠in grado di amare il prossimo. Lo stesso Bauman sostiene l’idea che l’uomo non comprende fino in fondo i pericoli che si celano dietro l’egocentrica ricerca del piacere personale e ha ormai dimenticato che solo attraverso l’incontro con l’altro è possibile riconoscersi nella propria unicità .

Non devi affannarti a cercare la felicità , perchà© se lo fai rischi di superarla e la felicità  ti rimarrà  sempre alle spalle.

Slavoj Žižek

Se per gli antichi dunque la felicità  sembrava compromessa da giudizi esterni di ordine morale e religioso, per i moderni paradossalmente sembra compromessa dall’assenza di questi giudizi. Nell’epoca in cui possiamo avere ciò che desideriamo senza troppi sforzi, il piacere surclassa la felicità , perchà© pi๠facile da perseguire. Facendo tesoro del passato e del presente la stessa nozione di felicità  andrebbe dunque riequilibrata e pensata in una posizione diversa: libera dall’oblio ma anche dalla sua ricerca affannosa, affrancata dalla trappola dell’esclusivo interesse di sà©Â ma anche da quella che deriva dalla dipendenza del rapporto con l’altro.

Giunti a questo punto non resta che augurarvi una buona ricerca della felicità  nell’anno che verrà !

Giuseppina Di Luna

Bibliografia:

Platone, Gorgia, traduzione con testo greco a fronte, ed. Einaudi, Torino 2014.

Epicuro, Opere, a cura di M. Isnardi Parente, ed. Utet, Torino 2013.

Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità  dei legami affettivi, ed. Laterza, Roma-Bari 2006.