Teocrito, autore di poesia vissuto in epoca ellenistica, è ricordato specialmente per la sua produzione di idilli, che ispirarono la prima opera di Virgilio. Non tutti però sanno che, all’interno del “cristallizzato” mondo bucolico teocriteo, l’autore lasciò trapelare qui e lì informazioni sulla sua persona, notizie che permettono di rintracciare la difficile esistenza di un uomo che volle fare il poeta nell’epoca della crisi delle poleis.
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La giovinezza di Teocrito: Siracusa
Teocrito nacque a Siracusa, come egli stesso afferma nell’Idillio XXVIII:
Io non vorrei donare ad una casa
dov’è una donna fiacca e inoperosa
te, che provieni dalla terra mia,
e la tua patria è quella che Archia d’Efira
fondò un tempo, città d’uomini illustri,
midollo dell’isola Trinacria.
(Idillio XXVIII)
Archia, infatti, fu fondatore dell’antichissima colonia corinzia di Siracusa. Gli anni in cui visse il poeta, invece, sono avvolti nel dubbio. In un altro Idillio, il quarto, Teocrito traccia – così come facevano i biografi greci – la sua akmè (cioè il culmine della propria vita, circa i trent’anni) tra il 284 e il 281 a.C., ai tempi della 124° Olimpiade. Secondo i calcoli, dunque, egli dovette nascere intorno al 310 a.C.
I difficili rapporti con Gerone
La vita a Siracusa, per il poeta, non fu affatto semplice. Seguendo le date da lui stesso fornite, Teocrito conobbe e visse sotto Gerone, basileus di Siracusa. E sta proprio qui il punto: l’autore ellenistico non poteva più affidarsi alla protezione e al sostentamento dato dalla polis classica, ma in un’epoca di sovrani era costretto a trovarsi un protettore. Questo tentò anche Teocrito: nell’Idillio XVI, quello dedicato alle Cariti, il poeta traccia un grande elogio del re Gerone, nel tentativo di ingraziarselo ed entrare nella sua cerchia:
Un brivido ha già còlto
i Fenici abitanti sulle estreme
pendici della Libia, al punto dove
il sole cala e già i Siracusani
reggono al centro il peso delle lance
con le braccia gravate dagli scudi
di vimine di salice e tra loro
Gerone si arma, simile agli eroi
del tempo antico: sopra l’elmo è l’ombra
della criniera equina. […]
La gloria di Gerone
in alto sollevassero gli aedi
oltre il mare di Scizia e fin là dove,
legato con l’asfalto il vasto muro,
regnava Semiramide! Io son uno,
ma le figlie di Zeus ne prediligono
molti altri ancora e sia gradito a tutti
celebrare la sicula Aretusa
e i popoli e Gerone bellicoso.
(Idillio XVI)
Da Cos ad Alessandria
La richiesta di protezione di Teocrito restò, pare, inascoltata. I biografi, infatti, collocano una buona parte della produzione teocritea a Cos, dove il poeta fuggì, evidentemente, in seguito al rifiuto di Gerone. Lì egli apprese l’arte della poesia erudita, avendo come maestro Filita di Cos, con cui ebbe contatti anche Callimaco. In seguito, Teocrito scappò definitivamente nella nuova capitale della letteratura e della cultura: Alessandria.
Fu infatti ad Alessandria che Teocrito, finalmente, trovò il suo protettore: il ben più sensibile e acculturato Tolomeo II Filadelfo. Lo stesso re Tolomeo II, infatti, nacque e studiò con Filita a Cos, ed ebbe sempre a cuore la cultura come arma anche di potere: fu lui a riempire la Biblioteca con migliaia di volumi grazie all’editto delle navi e fu sempre lui ad istituire la carica di direttore, nominando il filologo Zenodoto.
L’Encomio di Tolomeo
I rapporti tra Teocrito e il mecenate Tolomeo, dunque, furono facili. Il poeta, finalmente sereno e libero di fare poesia, ne traccia un grande elogio in un idillio interamente dedicato al basileus, l’Idillio XVII, detto “Encomio di Tolomeo”:
Salute a te, signore Tolemeo,
io ti nominerò tra i semidei
e farò risuonare per te un canto
che non rifiuteranno, credo, i posteri.
Per la virtù devi pregare Zeus.
(Encomio di Tolomeo)
Il mistero degli ultimi anni di Teocrito
Sulle ultime fasi della vita di Teocrito poco sanno anche i biografi antichi. Forse egli ritornò a Cos, o forse morì ad Alessandria, con i grandi onori di poeta di corte. Dai riferimenti presenti nell’Encomio di Tolomeo, pare che il poeta giunse ad Alessandria tra il 274 e il 270 a.C. (perché la moglie di Tolomeo Arsinoe è detta ancora viva). Dunque, sulla base anche della nascita collocabile nel 310, egli dovette spegnersi prima del 250.
Teocrito, l’esempio di un poeta di epoca ellenistica
Dalla biografia di un poeta quale Teocrito sono così ben intuibili le enormi difficoltà che un uomo di epoca ellenistica doveva affrontare per fare poesia. La storia aveva mutato l’organizzazione politica delle terre greche, e non esisteva più la polis di un Eschilo, che garantiva, attraverso la cittadinanza, il sostentamento e la protezione ad un poeta della città. La costituzione delle poleis era stata sostituita da un governo spesso oligarchico o, nel caso di Siracusa, da una vera e propria monarchia. Nell’assenza di una protezione pubblica e cittadina, il poeta era costretto a cercare una sicurezza presso i grandi potenti, anche a costo di abbandonare la propria città natale.
È questo il caso di Teocrito che, tuttavia, restò sempre legato a Siracusa e si sentì, per tutta la sua esistenza, cittadino siciliano e alessandrino: è questo il caso del mimo delle Siracusane, in cui il poeta traccia un divertito quadretto di due donne siracusane catapultate nella metropoli alessandrina. Chissà se Teocrito non avesse voluto rappresentare, nei versi, proprio se stesso, poeta della Magna Grecia costretto dai tempi a vagare per il Mediterraneo, in nome dell’amore e della devozione alle Muse che egli stesso dichiara nei propri versi:
Sono in cerca di un uomo al quale giungere
gradito con le Muse.
(Idillio XVI)
Alessia Amante